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Storie di viaggiatori

The Great Slow lane: la storia di Mattia e Chiara da Milano alla Patagonia

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Ciao ragazzi grazie mille per la vostra disponibilità, è un piacere immenso avervi sul blog a raccontare il vostro appassionato percorso.

> Ciao Stefania, grazie a te, è davvero un piacere contribuire nel nostro piccolo a diffondere la cultura e la passione per i viaggi attraverso il tuo blog

Ti va di dirci chi siete, quanti anni avete e in che luoghi siete nati e cresciuti e qual è il vostro background. Come vi siete conosciuti?

Siamo Mattia e Chiara, abbiamo 30 anni e ormai sono ben 10 anni che siamo felicemente fidanzati. Chiara è nata e cresciuta nella patria dell’oliva taggiasca, Taggia (Liguria), in provincia d’Imperia, vicino a Sanremo per intenderci. Mattia invece è nato e cresciuto a Milano. Ci siamo conosciuti all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove Chiara si è trasferita a 18 anni appunto per studiare. La facoltà è Economia, per entrambi, è lì che ci siamo conosciuti, tra i banchi universitari.

Mattia laureato specialistico in Economia dei mercati e dell’innovazione

Chiara laureata specialistica in Comunicazione e Marketing.

Dopo la laurea abbiamo iniziato il classico percorso di chi si laurea in Economia. Lavoro in grandi multinazionali con sede a Milano con l’obiettivo del contratto a tempo indeterminato, che entrambi avevamo ottenuto dopo pochi anni di lavoro.

Chiara ha lavorato per 4 anni nel settore del lusso prima (Cartier e Guerlain i brand principali) e del no profit dopo, lavorando per Laureus, una delle più grandi realtà mondiali per quanto riguarda l’integrazione attraverso lo sport di ragazzi che vivono situazioni di particolari difficoltà familiare e sociale. Mattia invece era un broker assicurativo, il classico lavoro sicuro e ben remunerato. Insomma eravamo tipi da giacca e cravatta e tailleur cinque giorni su sette.

Come vi siete organizzati per lasciare tutto e partire? Ed eravate entrambi sicuri e pronti per questo percorso o qualcuno ha trainato di più l’altro?

Quando ci chiedono com’è nata l’idea di prendere tutto e partire non sappiamo veramente mai cosa rispondere. Sai perchè? Perché forse lo sapevamo da sempre che eravamo nati per girare il mondo. Insieme. Sta si fatto che il discorso è venuto naturale dopo circa due anni che lavoravamo: “e se partissimo io e te alla volta del mondo?” “Perchè no?” “Veramente” “Certo, facciamolo!” Credici è andata veramente così.

A quel punto avevamo deciso, vivevamo per quello, pensavamo solo a quello. Tutto intorno a noi perdeva piano piano di significato. Ma non potevamo dire niente a nessuno nè lasciarci andare del tutto. Avevamo bisogno di un budget.

Sapevamo che per partire dovevamo mettere da parte i soldi sufficienti per fare un viaggio ontheroad di lungo periodo e soprattutto per tornare avendo ancora una buona somma da parte per organizzare il nostro futuro.

Così da quando abbiamo deciso di partire sono passati 2 anni in cui abbiamo custodito il nostro segreto e abbiamo continuato a lavorare con la massima serietà e abbiamo risparmiato il più possibile.

Il più possibile: zero viaggi, poche cene fuori con gli amici, niente bevute, aperitivi, tutto era focalizzato al risparmio per la grande partenza!

Chi ha trascinato l’altro? Che bella domanda! Difficile da rispondere perchè forse non c’è una risposta. È stata una cosa paritaria. Siamo entrambi due anime viaggiatrici, ci serviva solo una scintilla per farle uscire.

Se scaviamo nel profondo dei nostri caratteri possiamo dire che questa scintilla è stata innescata da Chiara.

Mattia molto probabilmente sarebbe riuscito senza problemi a fare finta di niente, a tenere a bada quell’istinto viaggiatore e a continuare la sua vita da lavoratore “standard” (per capirci). Chiara no, Chiara non avrebbe potuto. Lei si sentiva veramente un pesce fuor d’acqua. Per lei vivere a Milano, lontano dalla natura, nel grigiore della città è da sempre stato un problema.

Ecco per cui forse possiamo dire che Chiara ha infuso il coraggio a Mattia di buttarsi e provare a vivere la vita che entrambi sognavamo da sempre.

the great slow lane

Come mai avete scelto l’America Latina?

All’inizio eravamo partiti con l’idea di fare il giro del mondo, magari con quei biglietti open che ti permettono di girare un tot di paesi a prezzi aerei contenuti e prestabilitiultimamente va così di moda.

E appunto per questo, “va di moda? Non lo facciamo”

Poi ci saremmo sentiti dei turisti come tanti e non dei veri viaggiatori, più autentici, con il nostro viaggio, solo nostro.

Volevamo un viaggio veramente on the road, dove non staccare mai i piedi per terra, dove attraversare le frontiere una a una, camminandoci attraverso.

Allora abbiamo preso il mappamondo e abbiamo segnato i posti che assolutamente volevamo vedere una volta nella vita.

Machu Picchu, il Salar de Uyuni, Chichen Itzá, La Patagonia, le città coloniali del Sud America, molti di questi luoghi si trovavano proprio in America Latina.

E l’America Latina ha un percorso lineare, che inizia in Messico e finisce proprio in Patagonia, affacciata sull’Antartide.

Quindi eccoci, il percorso si è fatto praticamente da solo.

In più sai ci sono cose che ti attraggono e non sai bene come.

Abbiamo sempre amato i Latini, la loro cultura, i loro colori, la musica, abbiamo sentito un richiamo e lo abbiamo accolto alla grande.

E poi l’America Latina è facile da viaggiare, i mezzi pubblici ti portano praticamente e ovunque, ed è backpacker friendly, costa poco mangiare e dormire.

In più l’altra parte economica del mondo, l’Asia, era troppo presa d’assalto da turisti di tutto il mondo, tutti vanno in Asia, non volevamo assolutamente trovarci in coda con migliaia di altri turistici per visitare qualche cosa. Volevamo un posto più particolare, meno battuto, fuori dalle consuete rotte turistiche. E in America Latina abbiamo trovato le conferme di tutto questo.

mattia e chiara

Quali sono le difficoltà che avete incontrato prima, durante o dopo il viaggio?

Parliamo del pre: difficoltà prima di partire veramente non ce ne sono state. Il vero problema sarebbe stato per noi continuare a fare la vita che facevamo prima!

Durante il viaggio di difficoltà ne abbiamo superate tante. Ma difficoltà meravigliose, che ci siamo cercati. Ci siamo messi alla prova tante volte, con trekking al limite delle nostre possibilità, ad alta quota, per parecchi giorni di cammino.

In viaggio abbiamo anche scalato una vetta di 6.000 metri, il Huayna Potosì in Bolivia. Noi che in montagna non c’eravamo mai andati prima.

Poi chiaro ci sono le difficoltà di vivere da nomadi senza una casa, senza alcuna comodità e vivendo spesso in tenda. Perché sì, ci siamo portati dietro anche la tenda.

Ci è mancato il cibo italiano, di questo abbiamo sofferto tanto, e sicuramente potrai capirci.

Ci è mancato sederci sulla tavoletta del bagno, farci la doccia nel nostro bagno, sdraiarci nel nostro letto.

Poi ci sono mancati gli affetti, la famiglia, gli amici.

Ma ci teniamo a ribadire che sono tutte mancanze e difficoltà relative, noi siamo veramente a nostro agio quando viaggiamo e tutto queste cose che per molti possono essere negative, per noi non fanno alcuna differenza.

Quando viaggiamo siamo davvero noi, ci riconosciamo nei nostri sorrisi, nei nostri pianti, nelle nostre emozioni condivise, e per ora non abbiamo mai provato niente di più bello di questo.

La difficoltà più grande quando siamo tornati?

Realizzare che eravamo tornati, che quel viaggio era davvero finito.

Ma siamo persone molto positive e ci piace sempre pensare che il meglio deve ancora venire.

Per cui abbiamo subito guardato avanti e organizzato i prossimi viaggi. Questo ci ha aiutato ad acclimatarci meglio al rientro.

E ci raccontate uno degli incontri in viaggio che vi ha più emozionato e cambiato interiormente

Eravamo nel tanto bistrattato El Salvador. Uno dei luoghi del mondo su cui si hanno pregiudizi, per noi uno dei paesi più sorprendenti in cui abbiamo viaggiato. Perchè? Per la gente che lo abita.

Eravamo nella zona cafetera nel centro del Paese, nella c.d. Ruta de Las Flores, un insieme di cinque paesini pittoreschi che abbiamo viaggiato interamente in autostop con gli abitanti dei vari villaggi.

Eravamo giunti nel paese chiamato Apaneca, e sapevamo che a qualche km di distanza c’era una famosa cascata con piscina naturale da visitare. Decidiamo di fare autostop per dirigerci lì. Una famiglia ci carica e dopo qualche chiacchiera ci chiede se volevamo percorrere tutta la Ruta de Las Flores con loro e che ci avrebbero riportato a casa la sera stessa.

Ovviamente accettiamo. Morale della giornata?

Ci hanno offerto il pranzo, la cena al ritorno e volevano addirittura comprare un abito tipico a Chiara che però abbiamo rifiutato con insistenza perché sarebbe stato veramente troppo. Perché tutto questo?

Perché per loro era un onore avere due viaggiatori così entusiasti di essere nel loro Paese e di entrare in contatto con la loro gente e la cultura. Hanno fatto di tutto per farci stare bene, per farci sentire a nostro agio. Per loro era un sacrificio offrirci un pranzo e la cena e noi abbiamo tentato in tutti i modi di opporci e anzi offrirci noi per pagare tutto. Ma niente, è stato veramente impossibile….ed emozionante. Veramente emozionante.

Quanti di noi farebbero così con due turisti appena conosciuti qualche ora prima?

Che significa per voi viaggiare in maniera lenta, consapevole e responsabile?

Per rispondere a questa domanda prendiamo spunto dalla nostra filosofia di viaggio, che abbiamo scritto sul nostro blog

www.thegreatslowlane.com. È il nostro mantra, sono le nostre semplici regole per vivere ogni viaggio al massimo.

La nostra piccola filosofia di viaggio sta tutta nel fatto che, anche se a nessuno importa veramente cosa abbiamo fatto o voglia sentire i nostri racconti sugli incredibili luoghi che abbiamo visitato, noi avremo sempre la consapevolezza di aver toccato con mano e vissuto una parte di mondo in modo unico ed esclusivo, come nessun altro al mondo.

Quel momento, quel luogo, quelle sensazioni erano e saranno per sempre solo nostre.

La nostra filosofia di viaggio si concretizza nel cercare di riconoscere costantemente quanto sia meraviglioso ed appagante quello che stiamo scoprendo e vivendo.

Non c’è nulla di complicato. Quello che è importante, è adottare pochi e semplici principi per vedere il viaggio in maniera differente e sentirlo come parte integrante della propria vita:

Ricorda quanto tu sia fortunato a poter viaggiare, in buona salute, con alcuni soldi guadagnati da poter spendere e tempo sufficiente per fare qualcosa di speciale nella tua vita.
Il viaggio stesso è la parte più emozionante e ricca di esperienze, molto più dell’arrivo.
A nessun altro deve importare quello che hai fatto. Fallo se ha senso per te.
Non devi per forza vedere tutto.
Fermati a godere a pieno di un momento particolare, piuttosto che viverne tanti a metà.
Non devi per forza perdere tempo a cercare un luogo solo perché qualcun altro lo ha postato su Facebook o su Instagram; scoprine tu uno nuovo che gli altri andranno a cercare dopo di te.
Rallenta senza aver paura di fermarti ad osservare quello che ti scorre davanti agli occhi.
Ricorda che in viaggio gli imprevisti, gli errori, le sfortune possono capitare. Cerca di riderci su e continuare meglio di prima.
Spingiti oltre la tua zona di confort. Il viaggio è il miglior posto per cimentarti per la prima volta in qualcosa.
Le indicazioni su dove andare, un consiglio su dove mangiare, che ore sono. Trova sempre un pretesto per parlare ed entrare in contatto con la gente del luogo.
Viaggiare lentamente è sempre la soluzione migliore: meglio visitare tre luoghi in quindici giorni piuttosto che sette in una settimana.
Viaggia come se in quel luogo non dovessi tornarci mai più.

Queste sono le nostre semplici regole che portiamo sempre nei nostri zaini. E funzionano! Garantito!

Ci raccontate uno dei momenti più belli in viaggio

Per rispondere a questa domanda ci allontaniamo un attimo dall’America Latina e dalle sue genti per raccontarti una cosa davvero surreale che ci è successa in viaggio. Abbiamo incontrato il nostro idolo di sempre, Lorenzo Jovanotti, nel bel mezzo del deserto dall’altra parte del Mondo. Mentre lui viaggiava in bicicletta da Santiago del Cile a Buenos Aires, quello che poi è diventato il documentario della Rai “Non voglio cambiare pianeta”

È andata più o meno così.

Stavamo pedalando spensierati e accaldati sulla strada tutta buche della Valle della Luna nel Deserto di Atacama, in Cile.

Stavamo pedalando nel deserto più arido al Mondo. Un viaggio in bicicletta tra paesaggi da film western, di quelli che ti ricordi anche dopo tanti anni. Stavamo pedalando tranquilli ognuno per la sua strada.

Noi. Tia e Chiara E lui. Lorenzo. Noi, in gita giornaliera nel nostro lungo e lento viaggio alla scoperta dell’America Latina.

Lui, in una delle sue incredibili traversate in solitaria in bicicletta. Stavamo pedalando quando ad un tratto, noi, vediamo, lui, venirci incontro in direzione opposta con la sua tuta da ciclista rossa fiammante e uno stilosissimo cappellino all’insù con la scritta ITALIA in maiuscolo. “Abbiamo visto bene? È lui? Non è lui?” Tutto in una frazione di secondo. “Lorenzooooo!!!…Jovaaa!!!” urliamo all’unisono. Lui frena di scatto e ci aspetta al lato della strada.

Noi lo raggiungiamo al volo: “Jova ti amiamo, conosciamo tutte le tue canzoni a memoria, ci fai un autografo?” Anzi no.

Quest’ultima parte non è andata proprio così. Sapete qual è la cosa più incredibile? La cosa speciale di questo incontro con Lorenzo, con il nostro idolo da sempre, è che ci siamo abbracciati come se fossimo vecchi amici che si rivedono dopo tanto tempo, dopo tanti viaggi. Amici con un’infinità di avventure da raccontarsi. Lui probabilmente neanche sa che siamo tra i suoi fan numero uno in assoluto, che lo seguiamo in ogni suo concerto, e che stavamo sognando da sempre quel momento.

Mica gliel’abbiamo detto. In quel momento lui per noi era semplicemente Lorenzo, un viaggiatore un po’ pazzo, uno spirito libero che stava inseguendo la libertà con la sua bici. E noi eravamo semplicemente noi, Tia e Chiara, altri due viaggiatori che un po’ come lui volevano sentirsi liberi per davvero. Noi gli abbiamo raccontato della nostra avventura, e lui della sua.

Ma c’è un altra cosa incredibile, ancora più bella. Che ci siamo incontrati per caso anche la sera per terminare quel bellissimo abbraccio tra vecchi amici viaggiatori.

mattia e chiara tgsl

Qual è l’aspetto del viaggio che più vi appassiona?

Sicuramente la conoscenza. La conoscenza di cose che prima di partire non conoscevamo, e la conoscenza di noi stessi.

Che poi vanno di pari passo. Pensiamo che per conoscere se stessi bisogna conoscere il mondo. Mettersi alla prova e confrontarci con quello che è diverso da noi per comprendere e capire le diverse sfumature di noi esseri umani.

Viaggiare non è andare in vacanza, è prendersi una vacanza da chi siamo nella vita di tutti i giorni, per diventare veramente noi stessi.

Ci parlate di un posto che avete visitato che è poco valorizzato e sponsorizzato ma che per voi è un paradiso da preservare

La Cordillera Huayhuash in Perù, nelle Ande più profonde. È con un trekking di 10 giorni in quella parte di mondo che ci siamo resi conto di quanto sia potente la natura e di quanto tutti noi possiamo fare la nostra parte per preservarla.

È lì, ad un’altitudine media di 5.000 metri, che abbiamo visto pezzi interi di ghiacciai staccarsi dalle pareti delle montagne. Che abbiamo toccato con mano il cambiamento climatico quello vero, visibile ad occhio nudo.

E poi stiamo parlando di uno dei trekking più spettacolari del pianeta. Non lo diciamo noi (purtroppo non abbiamo fatto così tanti trekking nel mondo per stilare una classifica) lo dice il National Geograpich.

Anzi cogliamo l’occasione per sponsorizzarlo agli appassionati di trekking ed escursioni naturalistiche: Cordillera Huayhash, Perù, tra ghiacciai sospesi, montagne colorate, fiumi color rosso fuoco, uno di quei luoghi che non sembrano neanche di questo pianeta.

Ti scriviamo quest’intervista dalla lontana Islanda, e ti ringraziamo per averci riportato al viaggio che ci ha cambiato la vita. Ti ringraziamo per averci riportato in America Latina.

Per chi volesse, ci vediamo sul nostro profilo Instagram @thegreatslowlane per vedere l’Islanda attraverso i nostri occhi, attraverso gli occhi dei viaggiatori più lenti che ci siano.

Un abbraccio, Tia e Chiara

Stefania, copywriter e digital strategist, amo leggere, viaggiare ed ascoltare le storie dal mondo. Adoro l'Asia. Vegan, piena di speranza per un pianeta migliore, innamorata del mio cagnolino Giotto.

Stefania, copywriter e digital strategist, amo leggere, viaggiare ed ascoltare le storie dal mondo. Adoro l'Asia. Vegan, piena di speranza per un pianeta migliore, innamorata del mio cagnolino Giotto.

2 Comments

  1. Un viaggio meraviglioso che vale più di dieci lauree. Sono le esperienze che formano il carattere. Sono le cose che vivi a renderti forte e responsabile. Un viaggio così bello vi avrà unito e reso sicuramente persone migliori. Bellissima avventura: lo dico con grande stima e un pizzico di invidia.

  2. Ammetto che mi sono commossa leggendo di questo viaggio così fortemente voluto e così intensamente vissuto. Bravi Mattia e Chiara, bravi per il coraggio di partire mollando un lavoro sicuro, bravi per essere ritornati ad affrontare il mondo con il cuore aperto di chi lo ha conosciuto davvero. E magico l’incontro con Lorenzo in un luogo davvero magico come la Valle della Luna

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